martedì, 27 gennaio 2009
Si dice sempre che il tempo è danaro. Ma bisogna ricordarsi che l'equazione non è reversibile: il danaro non è tempo. Il tempo è vita. Io decido dove investirla: nella pesca, nell'orto, al sindacato, in famiglia. Questa è libertà. Una parola grossa che bisogna imparare presto a riempire di piccole cose. Altrimenti è disperazione. Ci sono operai che fuori dal posto di lavoro si sentono spiazzati, inutili, sprecati. Sono convinti di impiegare al massimo il loro tempo e la loro vita solo quando le loro ore sono retribuite. Quando il padrone dà loro un prezzo e quindi un valore. Non hanno altri sistemi di misura per giudicare il buon impiego della loro esistenza. Quindi dipendono dal metro del padrone che sono i soldi. E vedi queste coppie che alla domenica fanno qualunque cosa presi dal terrore di sentirsi vuoti. E corrono. Salgono in macchina e si mettono in colonna. Vanno dal nulla al nulla, ma velocemente. E vedi una coppia che presa dall'angoscia del vuoto va a trovare un'altra coppia di disperati. E alla fine della giornata, con un sospiro di sollievo, si raccontano d'aver fatto qualcosa, perche' hanno contemplato il loro vuoto in quattro. Si sentono sereni e al loro posto solo il lunedi'. Sono costoro che quando andranno in pensione perderanno ogni senso della loro esistenza, perche' ne avevano una soltanto: la paga oraria. Quando cominciano a vivere di rendita danno di matto. Non sanno più dove buttare il tempo e la vita.

Federico Bozzini, Cipolle e libertà
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categoria:saggezza, riflessioni sulla vita
lunedì, 18 agosto 2008
Le lacrime sgorgano quando provo un'emozione, positiva o negativa. Quando mi raccontano un fatto che mi colpisce. Quando dico addio a qualcuno. Quando rivivo la mia vita in un film mentale e vedo quante cose belle ho fatto fin'ora. [...] Quando sono stanca, perchè mi sento vulnerabile. Quando non riesco a spiegarmi come vorrei, perchè mi provoca frustrazione. Quando vengo accusata di qualcosa che non ho fatto, senza lasciarmi la possibilità di difendermi. Sono fatta cosi'. Sono una persona che vive ogni cosa a 360° e certo, vorrei e ci proverò per tutta la vita ad essere più impassibile, ma non posso frenare un'emozione quando mi esplode dentro, e non ho intenzione di vergognarmi di questo.

Le lacrime sono solo acqua e sale. Vorrei riuscire a spiegare questo, a chi mi osserva e mi giudica.

blossom80, Secrets, dreams, wishes... on my moon.
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categoria:blog, saggezza, stati danimo
lunedì, 21 luglio 2008
I cani sono infastiditi dalla rete. Annusano, cercando di ricordare quali sono i loro veri rapporti con le creature il cui odore scatena ricordi ancestrali. "Vieni via" gridano i loro padroni. "Vieni qui, Bonzo! Millie! Trixie!" Tutti i fine settimana i parchi si riempiono di cani, e quelli che popolano questo parco, uno dei più piacevoli, un distaccamento dell'Heath, probabilmente hanno passato una triste settimana chiusi in una casa o addirittura in un appartamento, e ora vengono portati fuori, ma in libertà condizionata, senza guinzaglio per un tempo brevissimo, per concessione. Cani che quasi non vedono un loro simile da quando sono stati sottratti alle mammelle della madre e ai giochi con i fratelli, si trovano in mezzo a cani grandi e piccoli, cani come loro. "Ehi, un momento..." sussurrano i loro istinti, "non è detto che un cane debba essere l'appendice di un uomo." Vanno l'uno verso l'altro, scodinzolando: si annusano il sedere, fermandosi immobili per lasciarsi fiutare, o muovendosi in cerchio mentre gli altri cercano col naso odori infatuanti - odori che esplodono nel cervello con istruzioni contrarie a tutto ciò che è stato loro insegnato. Un cane si avvicina a un altro portando un bastone o abbaiando un invito: vieni a giocare, vieni a rincorrermi. E subito una deina di cani di tutte le taglie si mettono a scorrazzare, inseguendosi l'un l'altro, e i loro latrati sembrano grida di gioia. Discenderanno forse da generazioni di cani confinati in casa, legati agli uomini, eppure sono già un branco: si distingue il capo e il formarsi di una gerarchia... li si vede come sarebbero, lasciati a se stessi per procurarsi il cibo, cacciare e battersi. E si sentono dentro istinti antichi come i loro, istinti che risalgono a quando l'ululato di un lupo in una famelica notte invernale faceva venire i brividi ai nostri antenati. Ma... arrivano i padroni, gli esseri umani, arrivano di corsa a ristabilire l'ordine. "Vieni qui subito, Bonzo! Gruff! Fifi! Lulu!... Cattivo! Sta vicino!" Il branco si scioglie e i cani tornano sobriamente dai loro padroni. "Bravo! Bravo!" E riprendono il passo dietro a gambe umane, annusando mani umane che danno pacche e carezze e appoggiano in terra scodelle di cibo. Ma mentre si allontanano, voltano la testa a guardare gli altri, i cani proibiti. E questo sguardo non è solo malinconico, ma anche perplesso.

Doris Lessing, "Piaceri nel parco" ("Racconti londinesi")
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categoria:natura, saggezza
giovedì, 10 luglio 2008
Women say special, unique things that men can never say. A man hears these things and realizes that he simply does not understand and that no one will ever be able to explain them to him.
For example, women say: "I can't walk in these shoes".
This remark alone can kill a night out. You've been for a meal or watched a show, and you fancy going on somewhere just down the street, or maybe it's time for a taxi and there's a rank only a few hundred yards away. So the man says: "Let's walk there, it's a fine night.". And the high-heeled, pinch-toed woman says: "No way, I can't walk in these shoes".
Now, to a man, the concepts of "shoes" and "walk" are inextricably linked. THey sort of go together, they are made for each other. If you are wearing shoes, you can walk. If you are going to walk, you wear shoes. The idea of buying and wearing a pair of shoes in which you cannot walk is as bizarre as, say, buying a raincot that can be worn onky indoors.

David Wilson, "This age we're living in".
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categoria:donne, saggezza, consumismo
lunedì, 30 giugno 2008
Ci sono due strati nella personalità di un uomo; sopra, le ferite superficiali, in italiano, in francese, in latino; sotto, le ferite antiche che rimarginandosi hanno fatto queste croste delle parole in dialetto. Quando se ne tocca una si sente sprigionarsi una reazione a catena, che è difficile spiegare a chi non ha il dialetto. C'e' un nòcciolo indistruttibile di materia apprehended, presa coi tralci prensili dei sensi; la parola del dialetto e'sempre incavicchiata alla realta', per la ragione che è la cosa stessa, appercepita prima che imparassimo a ragionare in un'altra lingua. Questo vale soprattutto per i nomi delle cose. Ma questo nòcciolo di materia primordiale (sia nei nomi che in ogni altra parola) contiene forze incontrollabili proprio perche' esiste in una sfera pre-logica dove le associazioni sono libere e fondamentalmente folli. Il dialetto è dunque per certi versi realtà e per certi versi follia. Sento quasi un dolore fisico a toccare quei nervi profondi a cui conduce basavéjo e barbastrìjo, ava e anguàna, ma anche solo rùa e pùa. Da tutto sprizza come un lampo-sgiantìzo, si sente il nodo ultimo di quella che chiamiamo la nostra vita, il groppo di materia che non si può schiacciare, il fondo impietrito. Non dico che questo è il dialetto, ma che nel dialetto c'è questo.

Luigi Meneghello, “Libera nos a malo”
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categoria:letteratura, saggezza, radici, stati danimo
domenica, 08 giugno 2008
Nelle elezioni del 19 maggio 1968 fui eletta, per la prima volta, deputata nel collegio Venezia-Treviso, dove sarei stata riconfermata fino alle elezioni del 1987.
All'epoca, se qualcuno mi avesse detto di curare di più il mio aspetto fisico, mi sarei sentita offesa, soprattutto come donna. Avrei considerato questo consiglio un modo di sminuire la mia capacità di politico, il valore delle mie convinzioni. Non che non facessimo strategie elettorali, non che non impiegassimo tutte le forze per vincere, tenendo conto di volta in volta a quale tipo di elettore ci rivolgevamo, ma erano strategie che non implicavano il trucco. Il trucco in campagna elettorale può essere uno dei tanti trucchi.

Tina Anselmi, Storia di una passione politica
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categoria:politica, donne, saggezza
domenica, 13 aprile 2008
Della fame non basta aver sentito parlare, non è sufficiente averla ascoltata con le orecchie: bisogna averla sentita con la pancia. Allora la distinzione fra l’indispensabile e il superfluo diventa chiarissima anche nella testa. Non è che chi ha provato la fame sia vaccinato dal consumismo, ma certamente, se ne ha voglia, dispone di alcune certezze indiscutibili sulle quali riflettere.

Federico Bozzini, "Cipolle e liberta'"
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categoria:saggezza, consumismo