giovedì, 10 luglio 2008
Women say special, unique things that men can never say. A man hears these things and realizes that he simply does not understand and that no one will ever be able to explain them to him.
For example, women say: "I can't walk in these shoes".
This remark alone can kill a night out. You've been for a meal or watched a show, and you fancy going on somewhere just down the street, or maybe it's time for a taxi and there's a rank only a few hundred yards away. So the man says: "Let's walk there, it's a fine night.". And the high-heeled, pinch-toed woman says: "No way, I can't walk in these shoes".
Now, to a man, the concepts of "shoes" and "walk" are inextricably linked. THey sort of go together, they are made for each other. If you are wearing shoes, you can walk. If you are going to walk, you wear shoes. The idea of buying and wearing a pair of shoes in which you cannot walk is as bizarre as, say, buying a raincot that can be worn onky indoors.

David Wilson, "This age we're living in".
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categoria:donne, saggezza, consumismo
domenica, 08 giugno 2008
Nelle elezioni del 19 maggio 1968 fui eletta, per la prima volta, deputata nel collegio Venezia-Treviso, dove sarei stata riconfermata fino alle elezioni del 1987.
All'epoca, se qualcuno mi avesse detto di curare di più il mio aspetto fisico, mi sarei sentita offesa, soprattutto come donna. Avrei considerato questo consiglio un modo di sminuire la mia capacità di politico, il valore delle mie convinzioni. Non che non facessimo strategie elettorali, non che non impiegassimo tutte le forze per vincere, tenendo conto di volta in volta a quale tipo di elettore ci rivolgevamo, ma erano strategie che non implicavano il trucco. Il trucco in campagna elettorale può essere uno dei tanti trucchi.

Tina Anselmi, Storia di una passione politica
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categoria:politica, donne, saggezza
lunedì, 05 maggio 2008
E come non ricordare il valore dirompente nel costume, nel cambiamento dei rapporti tra donne e uomini, della legge Merlin, approvata nel febbraio del 1958, che aboliva le case chiuse?
Da quanto lontano veniva quella legge! Dai primi anni del dopoguerra, dall'impegno di tante donne, e da una tra tante, la Lina, che non aveva mai una lira in tasca.
Il lavoro di "pronto soccorso" con le prostitute in cui, fin dai primi anni di pace, alcune di noi si erano impegnate, affiancando Lina Merlin e Ilda d'Este, ci aveva tirato addosso molte critiche. Ricordo lo sconcerto di tanti uomini nei nostri confronti. Non bisogna dimenticare il clima culturale dell'Italia degli anni Cinquanta. Il silenzio che avvolgeva certi argomenti. La tendenza a nascondere comportamenti non rispettosi della morale. E noi, con il nostro impegno, rendevamo in qualche modo protagoniste le prostitute, attiravamo l'attenzione sulle ingiustizie che esse subivano, sulla miseria delle loro vite, e ritenevamo giusto che anche per loro si parlasse di dignità della persona. Clienti e tenutarie, nel nostro modo di affrontare il problema, venivano messi sullo stesso piano, legati da un patto: i soldi passavano dagli uni alle altre e i corpi delle ragazze erano il tramite. Non solo, ma rimarcavamo come fosse meschina, da un punto di vista etico, la figura del cliente. In una poesia di una suora messicana del Seicento, c'è un verso folgorante, più chiaro di tante dichiarazioni, che non ho mai dimenticato: "Chi pecca di più, colei che pecca per la paga, o colui che paga per peccare?".
E per la prima volta il corpo delle prostitute, che era pur sempre un corpo di donna, usciva dal chiuso non solo delle "case", ma anche delle menti, delle fantasie maschili nelle quali era intrappolato; e dei nostri corpi all'epoca non si parlava. Era chiaro che battendoci per la chiusura dlle case chiuse, noi andavamo a toccare i rapporti tra donne e uomini, scardinando pregiudizi e moralismi profondamente radicati nella nostra società.
Ci furono, a onor del vero, anche alcuni politici, per esempio Oscar Luigi Scalfaro e Benigno Zaccagnini - nomino per tutti due personaggi che all'epoca frequentavo - che compresero l'importanza delle nostre battaglie, ma l'universo maschile per lo più subì la nostra determinazione e la legge. Determinazione che ancora oggi, quando ci ripenso, mi sembra veramente un piccolo miracolo. Infatti eravamo soprattutto ragazze o giovani donne, molto inesperte. Anche chi come me nella Resistenza aveva raggiunto la propria emancipazione dalla famiglia, imparando a stare in mezzo ai ragazzi in modo paritario, egualmente era molto sprovveduta e, diciamo, pudica. Non che non ci si potesse innamorare, e ci innamorammo, ma non c'era alcuna promiscuità, perchè se pur imbracciavamo i fucili, subivamo un notevole controllo sociale. Impossibile da immaginare al mondo d'oggi, ma era proprio così. Ci si imbatteva sempre, prima o poi, in qualche fratello, o cugino, o amico di famiglia: giovani maschi ribelli in politica, e nel privato tutori dell'ordine costituito, fondato sulla nostra femminile sudditanza.

Lina Merlin, "Storia di una passione politica"
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categoria:donne