mercoledì, 18 giugno 2008
La diagnosi precoce è la prima arma per ridurre la mortalità

ROMA - Essere sieropositivi e non saperlo. E' la situazione in cui vivono 40mila italiani, inconsapevoli di aver contratto il virus che porta all'Aids. Una "bomba epidemiologica", secondo gli esperti, che si è innescata soprattutto perché in dieci anni è cambiato l'identikit del portatore di Hiv: ormai non esistono più le "vecchie" categorie a rischio e la percezione del problema è annacquata. Lo rivela lo studio Icona, che dal 1997 monitora il problema. E così si scopre che aumenta l'età dei sieropositivi: in un caso su sei sono gli "over 40" che si infettano con rapporti occasionali non protetti. E l'epilogo di solito è questo: non fanno il test e finiscono per contagiare, senza volere, il partner.

Il problema è che oggi non si percepisce il pericolo. "Dieci anni fa il virus 'camminava' con lo scambio di siringhe, oggi più del 70% delle donne e oltre il 40% degli uomini si infetta attraverso rapporti sessuali", dice Mauro Moroni, ordinario di malattie infettive dell'Università di Milano e presidente della fondazione Icona. Antonella d'Arminio Monforte, ordinario di malattie infettive dell'Università di Milano, sottolinea come, oltre a crescere l'età dei sieropositivi, aumenti soprattutto la via di trasmissione eterosessuale. Il bilancio, nelle parole di Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, è di "tredici persone che si infettano con l'Hiv ogni giorno in Italia, episodi prevenibili nel 99% dei casi". Si stima che in totale nel nostro Paese le persone affette da Hiv siano 75-80mila, di cui la metà non sa di esserlo.

Rapporti sessuali non protetti e test dell'Aids mai fatti. E' quello che in gergo viene chiamata "sieropositività sommersa". Oltre il 60% dei malati di Aids non si è mai sottoposto a terapie prima della diagnosi di malattia conclamata. E invece, prima si scopre e meglio è. "Arrivare alla diagnosi quando la malattia è già in fase avanzata è sinonimo di ritardo nelle cure, cure che grazie ai farmaci antiretrovirali via via resi disponibili, hanno ridotto la mortalità per Aids dal 100% all'8-9%", avverte Antonella D'Arminio Monforte, ordinario malattie infettive Università di Milano.

Qual è, quindi, la soluzione per fermare l'emergenza? "Oggi non si tratta più di parlare solo agli adolescenti: c'è una fetta di adulti e anziani esposti al rischio - sottolinea Ippolito - che magari ricorrono a farmaci per avere rapporti occasionali, e al turismo sessuale, e fanno sesso senza precauzioni". Ecco perché gli esperti pensano a nuove strategie: in assenza di fattori di rischio "classici", bisognerebbe offrire il test alle donne in gravidanza, a quante vogliono avere un figlio, ma anche ai loro partner. Un'offerta generalizzata. Insomma, fare il test dovrebbe essere un po' come andare dal dentista.

Repubblica, 18 giugno 2008
postato da: laylee alle ore 20:20 | Permalink | commenti (2)
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