I cani sono infastiditi dalla rete. Annusano, cercando di ricordare quali sono i loro veri rapporti con le creature il cui odore scatena ricordi ancestrali. "Vieni via" gridano i loro padroni. "Vieni qui, Bonzo! Millie! Trixie!" Tutti i fine settimana i parchi si riempiono di cani, e quelli che popolano questo parco, uno dei più piacevoli, un distaccamento dell'Heath, probabilmente hanno passato una triste settimana chiusi in una casa o addirittura in un appartamento, e ora vengono portati fuori, ma in libertà condizionata, senza guinzaglio per un tempo brevissimo, per concessione. Cani che quasi non vedono un loro simile da quando sono stati sottratti alle mammelle della madre e ai giochi con i fratelli, si trovano in mezzo a cani grandi e piccoli, cani come loro. "Ehi, un momento..." sussurrano i loro istinti, "non è detto che un cane debba essere l'appendice di un uomo." Vanno l'uno verso l'altro, scodinzolando: si annusano il sedere, fermandosi immobili per lasciarsi fiutare, o muovendosi in cerchio mentre gli altri cercano col naso odori infatuanti - odori che esplodono nel cervello con istruzioni contrarie a tutto ciò che è stato loro insegnato. Un cane si avvicina a un altro portando un bastone o abbaiando un invito: vieni a giocare, vieni a rincorrermi. E subito una deina di cani di tutte le taglie si mettono a scorrazzare, inseguendosi l'un l'altro, e i loro latrati sembrano grida di gioia. Discenderanno forse da generazioni di cani confinati in casa, legati agli uomini, eppure sono già un branco: si distingue il capo e il formarsi di una gerarchia... li si vede come sarebbero, lasciati a se stessi per procurarsi il cibo, cacciare e battersi. E si sentono dentro istinti antichi come i loro, istinti che risalgono a quando l'ululato di un lupo in una famelica notte invernale faceva venire i brividi ai nostri antenati. Ma... arrivano i padroni, gli esseri umani, arrivano di corsa a ristabilire l'ordine. "Vieni qui subito, Bonzo! Gruff! Fifi! Lulu!... Cattivo! Sta vicino!" Il branco si scioglie e i cani tornano sobriamente dai loro padroni. "Bravo! Bravo!" E riprendono il passo dietro a gambe umane, annusando mani umane che danno pacche e carezze e appoggiano in terra scodelle di cibo. Ma mentre si allontanano, voltano la testa a guardare gli altri, i cani proibiti. E questo sguardo non è solo malinconico, ma anche perplesso.
Doris Lessing, "Piaceri nel parco" ("Racconti londinesi")
Doris Lessing, "Piaceri nel parco" ("Racconti londinesi")



