lunedì, 30 giugno 2008
Ci sono due strati nella personalità di un uomo; sopra, le ferite superficiali, in italiano, in francese, in latino; sotto, le ferite antiche che rimarginandosi hanno fatto queste croste delle parole in dialetto. Quando se ne tocca una si sente sprigionarsi una reazione a catena, che è difficile spiegare a chi non ha il dialetto. C'e' un nòcciolo indistruttibile di materia apprehended, presa coi tralci prensili dei sensi; la parola del dialetto e'sempre incavicchiata alla realta', per la ragione che è la cosa stessa, appercepita prima che imparassimo a ragionare in un'altra lingua. Questo vale soprattutto per i nomi delle cose. Ma questo nòcciolo di materia primordiale (sia nei nomi che in ogni altra parola) contiene forze incontrollabili proprio perche' esiste in una sfera pre-logica dove le associazioni sono libere e fondamentalmente folli. Il dialetto è dunque per certi versi realtà e per certi versi follia. Sento quasi un dolore fisico a toccare quei nervi profondi a cui conduce basavéjo e barbastrìjo, ava e anguàna, ma anche solo rùa e pùa. Da tutto sprizza come un lampo-sgiantìzo, si sente il nodo ultimo di quella che chiamiamo la nostra vita, il groppo di materia che non si può schiacciare, il fondo impietrito. Non dico che questo è il dialetto, ma che nel dialetto c'è questo.

Luigi Meneghello, “Libera nos a malo”
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categoria:letteratura, saggezza, radici, stati danimo
mercoledì, 25 giugno 2008
No, non ci sei
è strano sai
sentirti come me
qui sfregami
e qui che stai
soffiando su di me

Se in vena scorre
lei piano corre da me
tu, tu mi spegni
se sei tu che mi vuoi
fuori di me
è giusto sai
sentirti su di me
tu seno blu mi vuoi per te
mi sento così giù

Se in vena scorre
lei piano corre da me
tu, tu mi spegni
se sei tu che mi vuoi
fuori di me
è giusto sai
sentirti come me
qui sfregami
e qui che stai
soffiando su di me
Se in vena scorre
lei piano corre da me
tu, tu mi spegni
se...
sei tu
sei tu
sei tu, sei tu

Se in vena scorre
lei piano corre da me
tu, tu mi spegni
se in vena scorre
sei tu
sei tu
sei tu
sei tu
sei tu
sei tu

Verdena
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categoria:canzoni, stati danimo
martedì, 24 giugno 2008
La pesca col boero si fa partendo dalla base di un cartone da bucare. Con cento lire si fa il buco e si scopre una pallina colorata che da' diritto a un premio. Dietro al cartone sono in mostra conigli di stoffa alti come utilitarie, uova di pasqua gigantesche e mostruosi cani di pelouche che portano sulla schiena frane di cioccolatini. Ma nessuno, a memoria d'uomo, ha mai visto vincere uno di questi oggetti. Un vecchietto, a Varese, giuro' di aver visto con i propri occhi un soldato tedesco vincere nel '44 un'oca gigante piena di caramelle, ma non venne creduto e fu bollato come arteriosclerotico. A questa pesca e'invece molto facile vincere boeri: sono boeri al liquore ma normalmente, aprendoli, si scoprono avanzati processi di cristallizzazione, stalattiti, blocchi di cemento, tutto, insomma, all'infuori del liquido originario. In un boero, a Parma, un professore scopri' una grotta naturale calcarea, con fiume sotterraneo, ricca di minerali sconosciuti.

Stefano Benni, "Bar Sport"
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categoria:amarcord
sabato, 21 giugno 2008
It was hard, very hard sometimes; like the rule that a mountaineer makes that he should climb a certain distance each day, although the air is so thin and it is hard, so hard, to make the muscles do what one wants them to do.

Alexander McCall Smith, "The careful use of compliments".
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categoria:stati danimo
mercoledì, 18 giugno 2008
La diagnosi precoce è la prima arma per ridurre la mortalità

ROMA - Essere sieropositivi e non saperlo. E' la situazione in cui vivono 40mila italiani, inconsapevoli di aver contratto il virus che porta all'Aids. Una "bomba epidemiologica", secondo gli esperti, che si è innescata soprattutto perché in dieci anni è cambiato l'identikit del portatore di Hiv: ormai non esistono più le "vecchie" categorie a rischio e la percezione del problema è annacquata. Lo rivela lo studio Icona, che dal 1997 monitora il problema. E così si scopre che aumenta l'età dei sieropositivi: in un caso su sei sono gli "over 40" che si infettano con rapporti occasionali non protetti. E l'epilogo di solito è questo: non fanno il test e finiscono per contagiare, senza volere, il partner.

Il problema è che oggi non si percepisce il pericolo. "Dieci anni fa il virus 'camminava' con lo scambio di siringhe, oggi più del 70% delle donne e oltre il 40% degli uomini si infetta attraverso rapporti sessuali", dice Mauro Moroni, ordinario di malattie infettive dell'Università di Milano e presidente della fondazione Icona. Antonella d'Arminio Monforte, ordinario di malattie infettive dell'Università di Milano, sottolinea come, oltre a crescere l'età dei sieropositivi, aumenti soprattutto la via di trasmissione eterosessuale. Il bilancio, nelle parole di Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, è di "tredici persone che si infettano con l'Hiv ogni giorno in Italia, episodi prevenibili nel 99% dei casi". Si stima che in totale nel nostro Paese le persone affette da Hiv siano 75-80mila, di cui la metà non sa di esserlo.

Rapporti sessuali non protetti e test dell'Aids mai fatti. E' quello che in gergo viene chiamata "sieropositività sommersa". Oltre il 60% dei malati di Aids non si è mai sottoposto a terapie prima della diagnosi di malattia conclamata. E invece, prima si scopre e meglio è. "Arrivare alla diagnosi quando la malattia è già in fase avanzata è sinonimo di ritardo nelle cure, cure che grazie ai farmaci antiretrovirali via via resi disponibili, hanno ridotto la mortalità per Aids dal 100% all'8-9%", avverte Antonella D'Arminio Monforte, ordinario malattie infettive Università di Milano.

Qual è, quindi, la soluzione per fermare l'emergenza? "Oggi non si tratta più di parlare solo agli adolescenti: c'è una fetta di adulti e anziani esposti al rischio - sottolinea Ippolito - che magari ricorrono a farmaci per avere rapporti occasionali, e al turismo sessuale, e fanno sesso senza precauzioni". Ecco perché gli esperti pensano a nuove strategie: in assenza di fattori di rischio "classici", bisognerebbe offrire il test alle donne in gravidanza, a quante vogliono avere un figlio, ma anche ai loro partner. Un'offerta generalizzata. Insomma, fare il test dovrebbe essere un po' come andare dal dentista.

Repubblica, 18 giugno 2008
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categoria:articoli
martedì, 10 giugno 2008
Tu sai difendermi e farmi male
Ammazzarmi e ricominciare
A prendermi vivo
Sei tutti i miei sbagli
A caduta libera
E in cerca di uno schianto
Ma fin tanto che sei qui
Posso dirmi vivo
Tu affogando per respirare
Imparando anche a sanguinare
Nel gioco che sfugge
il tempo reale sei tu
Tu a difendermi a farmi male
Sezionare la notte e il cuore
Per sentirmi vivo
In tutti i miei sbagli
Non m' importa molto se
Niente è ugule a prima
Le parole su di noi
Si dissolvono cosi'
Tu affogando per respirare
Imparando anche a sanguinare
Nel giorno che sfugge
Il tempo reale sei tu
Tu a difendermi e farmi male
Sezionare la notte e il cuore
Per sentirmi vivo
In tutti i miei sbagli
Tu affogando per respirare...
Tu il mio orologio che può aspettare
E anche quando c'è più dolore
Non trovo un rimpianto
Non riesco ad arrendermi
A tutti i miei sbagli
Sei tutti i miei sbagli
Sei tutti i miei sbagli
Sei tutti i miei sbagli

Subsonica
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categoria:canzoni, stati danimo
domenica, 08 giugno 2008
Nelle elezioni del 19 maggio 1968 fui eletta, per la prima volta, deputata nel collegio Venezia-Treviso, dove sarei stata riconfermata fino alle elezioni del 1987.
All'epoca, se qualcuno mi avesse detto di curare di più il mio aspetto fisico, mi sarei sentita offesa, soprattutto come donna. Avrei considerato questo consiglio un modo di sminuire la mia capacità di politico, il valore delle mie convinzioni. Non che non facessimo strategie elettorali, non che non impiegassimo tutte le forze per vincere, tenendo conto di volta in volta a quale tipo di elettore ci rivolgevamo, ma erano strategie che non implicavano il trucco. Il trucco in campagna elettorale può essere uno dei tanti trucchi.

Tina Anselmi, Storia di una passione politica
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categoria:politica, donne, saggezza
lunedì, 02 giugno 2008
Al bar Sport non si mangia quasi mai. C'e' una bacheca con delle paste, ma e' puramente coreografica. Sono paste ornamentali, spesso veri e propri pezzi d'artigianato. Sono li' da anni, tanto che i clienti abituali, ormai, le conoscono una per una. Entrando dicono: "La meringa e' un po' sciupata, oggi. Sara' il caldo". Oppure: "E' ora di dare la polvere al krapfen". Solo, qualche volta, il cliente occasionale osa avvicinarsi al sacrario. Una volta, ad esempio, entro' un rappresentante di Milano. Apri' la bacheca e si mise in bocca una pastona bianca e nera, con sopra una spruzzata di quella bellissima granella in duralluminio che sola contraddistingue la pasta veramente cattiva. Subito nel bar si sparse la voce: "Hanno mangiato la Luisona!". La Luisona era la decana delle paste, e si trovava nella bacheca dal 1959. Guardando il colore della sua crema i vecchi riuscivano a trarre le previsioni del tempo. La sua scomparsa fu un colp durissimo per tutti. Il rappresentante fu invitato a uscire nel generale disprezzo. Nessuno lo tocco', che' il suo gesto malvagio conteneva in se' la piu' tremenda delle punizioni. Infatti fu trovato appena un'ora dopo, nella toilette di un autogrill di Modena, in preda ad atroci dolori. La Luisona si era vendicata.

Stefano Benni, "Bar Sport"
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categoria:amarcord