giovedì, 29 maggio 2008
In a sense, it's the coming back, the return, which gives meaning to the going forth. We really don't know where we've been until we've come back. Only, where we were may not be as it was because of the who we've become, which, after all, is why we left.

Bernard, "Northerh Exposure"
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lunedì, 19 maggio 2008
Sometimes I think that all that's needed is a magic key, a code, a password - and suddenly all that pentup, waiting love will split out.

non conosco l'autore: se qualcuno riconosce questa citazione, per favore mi contatti!
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categoria:stati danimo
giovedì, 15 maggio 2008
Alla fine di quelle lunghe vacanze sarebbero iniziati due lunghi semestri soffocanti. La cosa più dura da sopportare sarebbero stati i dieci minuti di intervallo fra le lezioni, quando in classe, nella confusione generale, un senso di oppressione mi avrebbe stretto il petto, come quello che si prova quando si riesce a inspirare l'aria con metà soltanto dei polmoni. Sarei rimasta seduta al mio posto, a leggere il libro di testo della lezione seguente aperto sul banco, fingendo di ignorare i miei compagni che avrebbero chiacchierato e riso accanto a me. I dieci minuti di intervallo più lunghi del mondo. Mi sembrava di vedermi, mentre morivo a poco a poco, incapace di alzarmi, la faccia priva di espressione, riuscivo a immaginarmi benissimo.

Wataya Risa, "Solo con gli occhi".
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lunedì, 05 maggio 2008
E come non ricordare il valore dirompente nel costume, nel cambiamento dei rapporti tra donne e uomini, della legge Merlin, approvata nel febbraio del 1958, che aboliva le case chiuse?
Da quanto lontano veniva quella legge! Dai primi anni del dopoguerra, dall'impegno di tante donne, e da una tra tante, la Lina, che non aveva mai una lira in tasca.
Il lavoro di "pronto soccorso" con le prostitute in cui, fin dai primi anni di pace, alcune di noi si erano impegnate, affiancando Lina Merlin e Ilda d'Este, ci aveva tirato addosso molte critiche. Ricordo lo sconcerto di tanti uomini nei nostri confronti. Non bisogna dimenticare il clima culturale dell'Italia degli anni Cinquanta. Il silenzio che avvolgeva certi argomenti. La tendenza a nascondere comportamenti non rispettosi della morale. E noi, con il nostro impegno, rendevamo in qualche modo protagoniste le prostitute, attiravamo l'attenzione sulle ingiustizie che esse subivano, sulla miseria delle loro vite, e ritenevamo giusto che anche per loro si parlasse di dignità della persona. Clienti e tenutarie, nel nostro modo di affrontare il problema, venivano messi sullo stesso piano, legati da un patto: i soldi passavano dagli uni alle altre e i corpi delle ragazze erano il tramite. Non solo, ma rimarcavamo come fosse meschina, da un punto di vista etico, la figura del cliente. In una poesia di una suora messicana del Seicento, c'è un verso folgorante, più chiaro di tante dichiarazioni, che non ho mai dimenticato: "Chi pecca di più, colei che pecca per la paga, o colui che paga per peccare?".
E per la prima volta il corpo delle prostitute, che era pur sempre un corpo di donna, usciva dal chiuso non solo delle "case", ma anche delle menti, delle fantasie maschili nelle quali era intrappolato; e dei nostri corpi all'epoca non si parlava. Era chiaro che battendoci per la chiusura dlle case chiuse, noi andavamo a toccare i rapporti tra donne e uomini, scardinando pregiudizi e moralismi profondamente radicati nella nostra società.
Ci furono, a onor del vero, anche alcuni politici, per esempio Oscar Luigi Scalfaro e Benigno Zaccagnini - nomino per tutti due personaggi che all'epoca frequentavo - che compresero l'importanza delle nostre battaglie, ma l'universo maschile per lo più subì la nostra determinazione e la legge. Determinazione che ancora oggi, quando ci ripenso, mi sembra veramente un piccolo miracolo. Infatti eravamo soprattutto ragazze o giovani donne, molto inesperte. Anche chi come me nella Resistenza aveva raggiunto la propria emancipazione dalla famiglia, imparando a stare in mezzo ai ragazzi in modo paritario, egualmente era molto sprovveduta e, diciamo, pudica. Non che non ci si potesse innamorare, e ci innamorammo, ma non c'era alcuna promiscuità, perchè se pur imbracciavamo i fucili, subivamo un notevole controllo sociale. Impossibile da immaginare al mondo d'oggi, ma era proprio così. Ci si imbatteva sempre, prima o poi, in qualche fratello, o cugino, o amico di famiglia: giovani maschi ribelli in politica, e nel privato tutori dell'ordine costituito, fondato sulla nostra femminile sudditanza.

Lina Merlin, "Storia di una passione politica"
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categoria:donne
sabato, 03 maggio 2008
L'autista che ti guida
Ha una sola mano
Ma vede ciò che credi invisibile
Nel tuo piccolo mondo
Fra piccole iene
Anche il sole sorge
Solo se conviene
Fra piccole iene
Solo se conviene
Mia piccola iena
Solo se conviene
L'amore rende soli
Ma è ben più doloroso
Se per nemici e amici
Non sei più pericoloso
La testa è così piena
Che non pensi più
Ti si aprono le gambe oppure
Le hai aperte tu
Aiutami a trovare
Qualcosa di pulito
Uccidi ma non vuoi morire
Uccidi ma non vuoi morire
Fra piccole iene
Solo se conviene
Mia piccola iena
Solo se conviene
Non puoi scordare dove
Son state le tue labbra
Sai già come sarà
Ma non sai più chi sei
La testa è così piena
Non riesci più a pensare
Che anche senza te
Si possa ancora respirare
Quello che hai appena fatto
Ti ha fatto stare meglio
Chi uccide poi non vuol morire
Uccidi ma non vuoi morire
Fra piccole iene
Solo se conviene
Fra piccole iene
Solo se conviene
Mia piccola iena
Solo se conviene
Mia piccola iena

Afterhours
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categoria:canzoni